Il contesto statunitense, in particolare, mi ha fatto scattare una serie di domande. Non tanto per ciò che sta succedendo a livello tecnico — quello lo seguo ogni giorno — ma per le implicazioni sistemiche che cominciano a manifestarsi. L’AI viene regolata, sorvegliata, finanziata e talvolta persino usata come leva geopolitica.
E così, mi sono chiesto: come ingegnere informatico, qual è oggi il mio ruolo? Sto solo sviluppando strumenti, o sto contribuendo a qualcosa che ha un peso sociale e politico sempre più forte?
Quando il codice incontra il contesto
Una delle cose che ho compreso con più forza è che il problema non è solo l’efficienza di un algoritmo o la sua accuratezza. Il vero nodo è il contesto in cui quell’algoritmo nasce. Chi lo ha sviluppato? Con quali dati? Con quale visione del mondo?
Esempio 1. Ho testato un modello linguistico per analizzare feedback utenti in lingua italiana. Il risultato sembrava buono, finché non ho notato che alcuni termini venivano interpretati secondo un filtro culturale anglosassone, che ne distorceva il senso. Un errore sottile, ma potenzialmente grave se usato su larga scala per automatizzare decisioni.
Esempio 2. In uno scenario simulato, ho osservato come un algoritmo “neutro” favorisse involontariamente pattern già esistenti, rafforzando dinamiche di esclusione invece che correggerle. Non per cattiva progettazione, ma per mancanza di attenzione al contesto iniziale.
Il ruolo dell’ingegnere oggi
Nel mio lavoro, ho cominciato a considerare tutto questo come parte integrante del processo. Oggi non valuto una tecnologia solo per la sua performance. La valuto anche per la sua trasparenza, per la tracciabilità delle sue decisioni, per la cultura tecnica da cui proviene.
Questo si traduce, per esempio, nel selezionare modelli open-source quando possibile, per avere piena visibilità sul training set. Oppure nel documentare le scelte architetturali non solo per motivi di audit, ma per facilitare un confronto anche etico tra i membri del team.
E sì, questo significa allungare i tempi, porsi domande più scomode, fare scelte meno ovvie. Ma credo fermamente che sia un passaggio necessario.
Conclusione
La tecnologia non è mai neutra. E chi la progetta — me compreso — ha il dovere di riconoscere il proprio ruolo. Non solo come esecutore tecnico, ma come parte attiva di un sistema che sta definendo i contorni del mondo in cui vivremo.
Davide Vito Grammatica
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